Note biografiche su Gennaro Sora

 

Gennaro Sora nasce il 18 novembre 1892 a Foresto Sparso, dove il padre Antonio, maresciallo dei Carabinieri, si era stabilito dopo il congedo.

Chiamato alle armi per il servizio di leva, frequenta a Torino la scuola allievi ufficiali del 3° reggimento Alpini e viene nominato sottotenente nel maggio 1915.

 

Allo scoppio della prima Guerra Mondiale assume il comando di un plotone del battaglione Edolo e partecipa alle operazioni belliche nella zona del Tonale. Tra i suoi commilitoni figurano Cesare Battisti e Attilio Calvi, che si rendono protagonisti con Sora di numerosi atti di coraggio in prima linea: per le sue azioni Sora viene insignito, fra il 21 agosto 1915 e il 27 maggio 1918, di tre medaglie d’argento e di una di bronzo al valor militare. Tra i compiti affidatigli durante la campagna, l’istruzione delle due sezioni di mitraglieri create nel battaglione Edolo nei primi mesi del 1916 ed il comando in aprile, durante un operazione d’attacco, di una sezione mitragliatrici assegnata a una colonna del reparto Alpini “skiatori” costituito da Natale Calvi. Negli ultimi mesi di guerra viene promosso capitano << per merito eccezionale >>.

 

Rimasto in servizio permanente effettivo nel medesimo battaglione dopo il conflitto, con compiti di presidio territoriale in Trentino e in Friuli, Sora viene inviato a Fiume nel dicembre 1920 unitamente al contingente di truppe incaricato di allontanare con la forza Gabriele D’Annunzio e i legionari dalla città, da loro occupata nel settembre 1919 per protesta contro la mancata annessione al territorio italiano e divenuta stato indipendente a seguito del Trattato di Rapallo ( novembre 1920 ). Prende parte agli scontri armati e per la sua condotta gli viene conferita una medaglia di bronzo al valor militare. Tornato in territorio italiano riprende il servizio regolare.

 

Nel 1928, poche settimane prima della partenza per il Polo Nord sul dirigibile Italia, il generale Umberto Nobile sceglie Gennaro Sora quale ufficiale comandante di un gruppo di otto Alpini che avrebbero supportato la spedizione in virtù della loro esperienza in ambienti di alta montagna, occupandosi di predisporre e mantenere in efficienza la base di Baia del Re nelle isole Svalbard e pronti a prestare soccorso in caso di necessità. Sora parte nei primi giorni di marzo dal territorio italiano: durante la permanenza nella zona artica, sino al mese di settembre del 1928, redige un diario minuzioso nel quale narra le vicende a cui prende parte, diario da lui pubblicato nel 1930.

Ampio spazio è dedicato ai suoi tentativi di rintracciare i naufraghi del dirigibile Italia, caduto il 25 maggio sui ghiacci dopo aver sorvolato il Polo, che si sono rifugiati in una tenda allestita sul pack, colorandola di rosso per renderla visibile. Sora lascia la Baia del Re sul bastimento Braganza il 3 giugno, membro di una spedizione di ricerca. Mentre il bastimento prosegue verso Capo Nord, Sora con tre Alpini sbarca per esplorare via terra la penisola nord della New Friesland e prende alloggio in una baracca di cacciatori norvegesi, in prossimità della quale uccide un orso bianco di cui vengono riportate pio in Italia le spoglie. Conclusosi senza esito il tentativo, Sora rientra con il Braganza il 13 giugno alla Baia del Re.

Essendo ormai nota l’area in cui è precipitato il dirigibile, a nord della Terra di Nord-Est, Sora la notte stessa assume autonomamente l’iniziativa di partire per una nuova ricerca con la medesima nave, nonostante il parere contrario del comandante Romagna Manoja che lo denuncia alle autorità militari per insubordinazione. Sbarcato sulla Terra di Nord-Est, Sora con due compagni, un ingegnere danese e un conducente di cani olandese, inizia il 18 giugno una marcia per raggiungere i naufraghi, equipaggiato con due slitte di legno trainate da una muta di 9 cani. L’esplorazione sulla terraferma non dà esito e il 24 giugno, pur privo di aggiornamenti sulla posizione della tenda rossa continuamente spostata dalla deriva dei ghiacci e rimasto solo con il conducente olandese, decide di proseguire sul pack liberandosi di una slitta e di parte dell’equipaggiamento. Dando una straordinaria prova di determinazione e di capacità, i due uomini procedono per 19 giorni sui banchi di ghiaccio, superando i numerosissimi canali aperti dalla deriva con una piccola imbarcazione in gomma dalla quale caricano e scaricano l’equipaggiamento, la slitta e i cani, nutrendosi di uova e selvaggina e poi di alcuni dei loro cani per non intaccare i viveri destinati ai naufraghi, riposando effettivamente solo durante le brevi soste sulle isole Broch e Foyn: raggiungono e superano il punto del naufragio, dove si trovava originariamente la tenda rossa, senza trovar traccia degli uomini del dirigibile Italia. Il 12 luglio, mentre il rompighiaccio russo Krassin conduce in salvo i naufraghi  ( non Nobile, che era già arrivato alla Baia del Re il 24 giugno in aereo ), Sora e Van Dongen vengono raccolti sull’isola di Foyn da tre idrovolanti che li riportano alla Baia del Re.

Dal 16 agosto al 3 settembre, ancora a bordo del Braganza, Sora compie un’ultima missione sul mare artico allo scopo di lasciare, su alcune isole, depositi di viveri agli uomini trascinati via dal vento con l’involucro del dirigibile al momento della caduta, dei quali non si hanno notizie.

Rientrato in Italia nel mese di ottobre, viene interrogato dalla commissione che indaga sulle cause della catastrofe e sul comportamento dei membri della spedizione: anche se non si dà corso ufficiale all’accusa di insubordinazione, Sora viene comunque punito con la mancanza di riconoscimenti per l’impresa polare e l’ordine di non parlarne pubblicamente né scriverne. La promozione a maggiore <<per meriti eccezionali>>, ritardata in seguito a questa decisione, avviene solo nel gennaio 1934: Sora assume da quel momento il comando del battaglione Edolo, che mantiene sino al 18 settembre 1936.

 

L’attentato a Rodolfo Graziani il 19 febbraio 1937 ad Addis Abeda apre nella colonia italiana un lungo periodo di reazione armata, denominato Operazione di grande polizia. Gennaro Sora,  inviato in Africa nel marzo 1937, viene incaricato il mese seguente di comandare il battaglione speciale Alpini Uork Amba, composto da un migliaio di volontari e operativo con compiti di vigilanza, scorta armata, ricognizione e  costruzione di opere difensive. Nel gennaio del 1938 passa al comando del XX battaglione coloniale formato da truppe indigene. Operando quasi sempre autonomamente rispetto alla brigata coloniale di riferimento, la XIII, il battaglione affronta con la guida di Sora, tra il 1938 e il 1940, significativi e vittoriosi combattimenti nel territorio abissino contro formazioni ribelli: per le sue azioni Sora viene insignito di due medaglie di bronzo e di una croce di guerra al valor militare.

 

L’avvio delle ostilità in Africa, come conseguenza del secondo conflitto mondiale in corso, comporta per Sora nell’estate del 1940 il coinvolgimento attivo in prima linea nella tentata conquista della Somalia britannica, al comando del XX battaglione coloniale con il grado di tenente colonnello. Nel marzo del 1941 viene inviato a difendere con i suoi uomini il Passo Marda, ma deve abbandonare la posizione dopo giorni di bombardamenti e ripiegare. Coinvolto nella ritirata e poi nella resa dell’esercito italiano in territorio africano, Sora il 12 aprile viene catturato con i suoi ufficiali dalle forze britanniche e trasferito in campi di prigionia prima in Somalia e poi in Kenya. Dopo l’armistizio chiede alle autorità inglesi di essere impiegato sui fronti di battaglia  con le truppe Alleate oppure di essere rimpatriato come civile per poter combattere con i partigiani nelle aree occupate dai tedeschi, ma senza esito.

La lunga prigionia, durante la quale organizza un’efficiente azienda agricola presso il campo prigionieri di Londiani migliorando gli approvvigionamenti dei reclusi, si interrompe nel dicembre 1944, quando il capitano britannico Pollard coinvolge Sora nella scalata delle cime Lenana e Nelion (4.985 e 5.188 m.) sul complesso montuoso Kenya, raggiunte nonostante l’inadeguato equipaggiamento.

 

Il 12 maggio 1945 Sora rientra in Italia dalla prigionia e ottiene in novembre con il grado di colonnello il comando del Distretto militare di Como, destinato al reclutamento alpino. Collocato nella riserva per sopraggiunti limiti di età tre anni dopo, Sora svolge per qualche mese il ruolo di funzionario ispettivo per una società privata. Muore improvvisamente a Foresto Sparso il 22 giugno 1949.